Quanto costa creare un'app
Da cosa dipende il preventivo di un'app, quali sono le fasce reali, quanto costa mantenerla ogni anno e come capire se ti serve davvero.
Scritto daAlessandro D'Auria
La domanda arriva sempre così, secca, spesso al telefono: quanto costa creare un'app. La risposta onesta è che parte da qualche migliaio di euro e può arrivare a cifre a cinque zeri, e la forbice è larga perché sotto la parola app ci stanno cose profondamente diverse. Un'app che mostra il tuo catalogo e una che gestisce ordini, pagamenti e account non sono lo stesso prodotto.
Qui sotto spieghiamo da cosa dipende il preventivo, quali sono le fasce reali, quanto costa mantenerla ogni anno e come capire se un prezzo ha senso. Alla fine c'è la domanda che secondo noi andrebbe fatta prima di tutte le altre.
Da cosa dipende il prezzo
Non dal numero di schermate, che è la cosa che quasi tutti provano a contare. Il preventivo lo muovono cinque fattori, in ordine di peso:
- Se serve un account utente. Registrazione, login, recupero password e gestione dei dati personali sono un blocco di lavoro a sé, e trascinano dietro un server.
- Se c'è un server dietro. Un'app che funziona da sola costa una frazione di un'app che deve parlare con un database, sincronizzare e restare coerente su più dispositivi.
- Se ci sono pagamenti. Gestire denaro significa sicurezza, casi limite, rimborsi, e le regole degli store sugli acquisti in app, che non sono negoziabili.
- Se deve integrarsi con quello che già usi. Gestionale, magazzino, prenotazioni, fatturazione. Le integrazioni sono la voce che più spesso viene sottovalutata in fase di preventivo.
- Quante piattaforme. iOS e Android insieme non costano il doppio se scegli il cross-platform, ma qualcosa in più sì.
Una cosa che alza il conto e che nessuno mette in preventivo all'inizio: il pannello di amministrazione. Quasi ogni app ne ha bisogno di uno, per caricare contenuti o vedere cosa succede, ed è a tutti gli effetti un secondo software da costruire.
Le tre fasce, in pratica
Sono le stesse che usiamo quando ne parliamo di persona con un cliente.
App vetrina o informativa. Contenuti, notifiche push, poco o niente server. È la fascia bassa, quella dove ci si può muovere con qualche migliaio di euro. È anche la fascia dove più spesso conviene fermarsi e chiedersi se non basti un sito.
App con account e funzionalità. Login, profilo, dati che si sincronizzano, magari prenotazioni. Qui si entra nella fascia media, servono un backend e un pannello di gestione, e i tempi passano da settimane a mesi.
App con pagamenti, integrazioni o logiche complesse. E-commerce, gestionali sul campo, marketplace. Fascia alta, dove il prezzo dipende davvero dal perimetro e dove un preventivo serio arriva solo dopo un'analisi vera.
Nativa, cross-platform o web app
| Nativa | Cross-platform | Web app | |
|---|---|---|---|
| Costo di sviluppo | Alto | Medio | Basso |
| Va sugli store | |||
| Notifiche push | Limitate | ||
| Funziona offline | Parziale | ||
| Accesso a fotocamera e sensori | Completo | Quasi completo | Limitato |
| Aggiornamenti | Passano dallo store | Passano dallo store | Immediati |
| Va installata |
La scelta tra nativo e cross-platform pesa meno di quanto si creda sul preventivo finale. Oggi con Flutter o React Native si ottiene un'app che la gran parte degli utenti non distingue da una nativa, a un costo sensibilmente più basso perché il codice è uno solo. Il nativo resta la scelta giusta quando servono prestazioni grafiche spinte o accesso profondo all'hardware.
Web app, invece, vuol dire un'applicazione che si apre dal browser. Si può aggiungere alla schermata home del telefono come un'icona qualsiasi, senza passare da App Store o Google Play, e ogni modifica arriva a tutti nello stesso momento. Per prenotazioni, aree clienti e strumenti interni spesso basta, e costa una frazione.
Quanto costa un'app all'anno
Questa è la parte che manca in quasi tutti i preventivi che ci capita di vedere, e poi arriva come sorpresa dodici mesi dopo.
- Apple Developer Program: 99 dollari l'anno. Non è opzionale, e se scade l'app sparisce dall'App Store.
- Google Play Console: 25 dollari, una tantum alla registrazione.
- Server e database: dipende dal traffico, ma per un'app di un'attività locale si parla di poche decine di euro al mese.
- Manutenzione. iOS e Android rilasciano una versione nuova ogni anno e periodicamente cambiano le regole. Un'app lasciata ferma prima o poi smette di funzionare bene, e Google Play smette di mostrarla ai nuovi utenti quando non rispetta più i requisiti delle versioni recenti di Android.
- Commissioni sugli acquisti in app. Se vendi abbonamenti o contenuti digitali dentro l'app, Apple e Google trattengono una percentuale su ogni vendita: di norma il 15% per le attività piccole e fino al 30% negli altri casi. Non si applicano a beni fisici e servizi reali, come un ordine al ristorante o una prenotazione. Nell'Unione europea queste regole stanno cambiando per effetto del Digital Markets Act, quindi vanno verificate quando si progetta.
È il motivo per cui un'app non è mai un acquisto una tantum. Se non hai messo in conto un budget annuale per tenerla in vita, la domanda giusta non è quanto costa farla ma se ha senso farla.
Perché due preventivi possono differire di dieci volte
Capita di ricevere un preventivo da 3.000 euro e uno da 30.000 per quella che sembra la stessa app. Quasi sempre nessuno dei due sta gonfiando il prezzo. Rispondono a due domande diverse.
Il preventivo basso di solito prevede un template adattato, nessun backend, nessun pannello, e un accordo implicito per cui i contenuti li carichi tu una volta sola e poi l'app resta ferma. Quello alto include analisi, backend, pannello di gestione, test su decine di dispositivi e un anno di assistenza. Se il progetto è davvero semplice il primo è la scelta giusta, e chi ti vende il secondo ti sta sovradimensionando.
Il modo per capirlo è chiedere una cosa sola: cosa succede quando devo cambiare un contenuto. Se la risposta è che devi richiamare l'agenzia e pubblicare un aggiornamento sugli store, sai di che tipo di preventivo si tratta.
La domanda da farsi prima: ti serve davvero un'app?
Ce lo chiedono in pochi, e dovrebbe essere la prima cosa. Un'app va scaricata, e scaricare è una barriera enorme: una persona installa qualcosa solo se prevede di usarla molte volte.
Quindi l'app ha senso quando c'è uso ricorrente dello stesso utente. Una palestra dove i soci prenotano i corsi ogni settimana, un servizio in abbonamento, una squadra di tecnici che compila rapporti sul campo tutti i giorni. Lì l'app si ripaga.
Non ha senso quando serve a farsi trovare, a presentarsi o a mostrare un catalogo che si guarda una volta. In quei casi l'app non viene scaricata da nessuno, e i soldi sarebbero stati meglio spesi su un sito.
Se il tuo obiettivo è farti trovare da clienti nuovi, il confronto giusto è un altro: quanto costa un sito web. Costa meno, lo trova Google e non chiede a nessuno di installare niente.
Se invece il problema è organizzare il lavoro interno, spesso la risposta non è un'app ma un software gestionale su misura, che gira nel browser e non passa dagli store. È quello che abbiamo fatto per il caseificio Donna Sofia, dove gli ordini dei clienti diventano in automatico il piano di produzione.
Come facciamo un preventivo noi
Prima un incontro, gratuito, in cui ascoltiamo cosa deve fare l'app e chi la userà. Se in quell'ora capiamo che ti serve altro te lo diciamo, anche quando ci converrebbe il contrario: un'app che nessuno scarica è un problema nostro quanto tuo.
Poi definiamo insieme il perimetro, funzione per funzione, distinguendo quello che serve al lancio da quello che può arrivare dopo. Solo a quel punto arriva un numero, ed è scritto: costi, tempi e cosa è compreso, senza voci che spuntano a metà lavoro.
Se stai valutando un progetto, guarda come lavoriamo sulle app oppure scrivici su WhatsApp e ne parliamo mezz'ora, senza impegno.



