Il mio sito non compare su Google: cosa controllare
Il tuo sito non si trova su Google? Le sette cause vere, in ordine di frequenza, con il controllo da fare per ognuna. Quasi tutte le verifichi da solo.
Scritto daAlessandro D'Auria
Cerchi la tua attività su Google e il tuo sito non c'è. Capita più spesso di quanto sembri, e quasi sempre la causa è una di sette. Quasi tutte le verifichi da solo in dieci minuti, senza sapere una riga di codice.
Partiamo dal controllo che ti dice subito dove sei, perché senza quello si va a tentativi.
Prima di tutto, cerca nel modo giusto
Cercare il nome della tua attività non è un test attendibile. Se esistono attività con nomi simili, o se il tuo nome contiene una parola comune, dal risultato non capisci niente.
Il controllo serio è un altro. Scrivi questo nella barra di Google, senza spazio dopo i due punti:
site:tuodominio.it
Google ti risponde con l'elenco delle pagine che ha in archivio. È l'unica risposta che conta davvero, perché non dipende da come sei posizionato: dipende solo dal fatto che le tue pagine ci siano o no.
Cosa ti dice il risultato di site:
| Nessun risultato | Solo alcune pagine | Tutte le pagine | |
|---|---|---|---|
| Cosa significa | Google non ha nemmeno una tua pagina in archivio | Il sito è stato trovato, ma non per intero | Il sito è indicizzato: il problema non è questo |
| Da dove partire | I primi tre paragrafi qui sotto | Certificato e doppie copie del sito | L'ultima parte, quella sulle parole |
Il sito è troppo nuovo
Se è online da meno di due o tre settimane, molto probabilmente non c'è nessun guasto: c'è da aspettare. Google deve scoprirlo, scansionarlo e decidere di tenerlo. Su un dominio appena registrato, che nessun altro sito linka ancora, quel giro può prendere un mese.
Si può accelerare, ed è il punto qui sotto. Ma se il sito è di ieri, respira.
Non hai mai detto a Google che il sito esiste
Google trova i siti nuovi in due modi: seguendo i link da altri siti, oppure perché glielo dici tu. Se nessuno ti linka ancora, ti resta il secondo.
Si fa con Search Console, che è gratuita. Verifichi la proprietà del dominio, carichi l'indirizzo della sitemap (di solito tuodominio.it/sitemap.xml) e poi, per la home, usi il campo «Controllo URL» in alto e chiedi l'indicizzazione. Non è un pulsante magico e non garantisce nulla, però è la differenza tra chiedere e sperare.
Search Console è anche il posto dove Google ti scrive, nero su bianco, perché una certa pagina non è indicizzata. Se il sito è tuo e non l'hai ancora collegata, è la cosa da fare oggi.
Qualcosa sta dicendo a Google di stare lontano
Questa è la causa più frequente sui siti fatti da poco, ed è anche la più banale. Il sito funziona, ma contiene un'istruzione che chiede ai motori di non indicizzarlo. Di solito è rimasta accesa da quando era in costruzione.
Su WordPress la controlli in un minuto: Impostazioni, poi Lettura, e guarda la casella «Scoraggia i motori di ricerca dall'indicizzare questo sito». Se è spuntata, togli la spunta. Ne abbiamo trovati, di siti online da otto mesi con quella casella attiva.
Fuori da WordPress ci sono altri due posti dove guardare. Il file tuodominio.it/robots.txt: se dentro c'è Disallow: / stai bloccando tutto. E il codice della pagina, dove un tag noindex fa lo stesso lavoro in modo più silenzioso: apri il sito, tasto destro, «Visualizza sorgente pagina» e cerca la parola noindex.
Quando ne trovi uno e lo rimuovi, torna in Search Console e richiedi l'indicizzazione. Google non ripassa subito da solo.
Il browser dice «non sicuro»
Se accanto all'indirizzo compare la scritta «Non sicuro», il sito gira ancora su http invece che su https. Non è una questione estetica: Chrome avvisa chi entra, e Google preferisce la versione sicura da anni.
Serve un certificato SSL. Quasi tutti gli hosting ne includono uno gratuito e si attiva dal pannello in pochi clic. Fatto quello va aggiunto il reindirizzamento da http a https, altrimenti in giro restano due versioni dello stesso sito. E due versioni sono il problema successivo.
Esistono più copie dello stesso sito
Il tuo sito può essere raggiungibile a quattro indirizzi diversi senza che tu lo sappia: con e senza www, in http e in https. Per te sono la stessa pagina. Per Google possono essere quattro pagine identiche, e quando trova pagine identiche ne sceglie una e mette le altre da parte. Se sceglie quella che tu non promuovi, hai la sensazione che il sito non compaia.
Provale tutte e quattro a mano, scrivendole nella barra degli indirizzi. Devono finire tutte sullo stesso posto, con un reindirizzamento permanente. Se due si aprono senza reindirizzare, c'è da sistemare.
Il tag canonical fa lo stesso lavoro dall'interno della pagina, e su un sito fatto bene c'è già.
Compare, ma non per le parole che dici tu
Questo è il caso più comune di tutti, ed è quello che le persone descrivono con «il mio sito non compare» quando invece compare benissimo.
La prova è semplice: cerca il nome esatto della tua attività. Se il sito esce, è indicizzato e non hai nessun problema tecnico. Quello che hai è un sito che compare solo per il tuo nome. E il tuo nome lo cerca chi già ti conosce.
La differenza cambia tutto, perché il cliente che ti serve non sa che esisti. Cerca «pizzeria che consegna a Pompei», oppure «gestionale per il magazzino». Non cerca «Da Ciro». Comparire per il proprio nome è il minimo, non un risultato.
Qui il lavoro non è più di manutenzione, è di contenuto: una pagina per ogni cosa che vendi davvero, scritta con le parole con cui la cercano i clienti, e la scheda Google curata. Nel locale le recensioni pesano più di quanto sembri, e ne abbiamo scritto a parte in come le recensioni Google spostano il posizionamento locale. Se il problema è che nessuno ti trova per quello che fai, quello è il punto di partenza.
Il sito si apre a te e non a Google
Un ultimo caso, più raro ma sgradevole. Il sito si vede perfettamente nel tuo browser e Google vede una pagina vuota. Succede quando il contenuto viene costruito da JavaScript dopo il caricamento, e capita più spesso con alcuni costruttori visuali.
Il test è quello di prima: tasto destro, «Visualizza sorgente pagina». Se in quel sorgente non trovi i testi che leggi a schermo, potrebbe non trovarli nemmeno Google. In Search Console lo strumento «Controllo URL» ti mostra la pagina come l'ha vista lui, ed è la conferma definitiva.
Qui il fai-da-te si ferma. Si risolve cambiando il modo in cui il sito viene generato, e lo deve fare chi l'ha costruito.
E se il problema fosse ChatGPT e non Google
Vale la pena aggiungerlo, perché sta diventando la domanda vera. Sempre più persone cercano dentro ChatGPT, Gemini o Perplexity, e lì le regole non sono le stesse. Un sito può essere primo su Google e non venire mai citato da un assistente.
Ne abbiamo scritto in come farsi trovare su ChatGPT, e se è quello che ti interessa lo trattiamo come servizio a parte, l'indicizzazione sui motori AI.
Quando ha senso chiamare qualcuno
Se hai fatto i controlli qui sopra e site: continua a non restituire niente, smetti di provare impostazioni a caso. Il rischio è passare settimane a cambiare cose mentre il sito resta invisibile.
Noi partiamo sempre dagli stessi tre punti: cosa dice Search Console, cosa vede Google della pagina, e come è costruito il sito. Nella maggior parte dei casi la causa salta fuori nella prima mezz'ora, e spesso è una casella spuntata da qualcuno che non l'ha più tolta.
Se stai tra Pompei, Castellammare, Scafati, Torre Annunziata e la Penisola Sorrentina possiamo anche vederci di persona: veniamo noi. Scrivici su WhatsApp con l'indirizzo del sito, così ci arriviamo già preparati.



